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Intervista al Dott. Jan Scholten

Notizia

Dr. Jan Scholten in un'intervista

Intervista del Dr. Pawan S. Chandak
 
chandak_90px.jpg Dr. Pawan S. Chandak: Caro Jan, benvenuto su modernhomoeopathy.com!
Siamo molto lieti di averti qui con noi oggi.
Oggigiorno spesso si somministrano contemporaneamente o affiancati rimedi omeopatici singoli, rimedi complessi, fitoterapia, tinture madri, biochimica ecc. Cosa ne pensa a riguardo, c'è la possibilità di una soppressione? Come interpreta il concetto di soppressione di Hahnemann?
 
Jan_interview_90.jpg Dr. Jan Scholten: La soppressione può sempre verificarsi quando non viene somministrato il rimedio giusto. La soppressione è un processo comune e del tutto naturale, che avviene anche senza intervento terapeutico. Ma le terapie possono contribuire a ciò, e quanto più "forte" è la terapia, tanto più può causare soppressione. La questione è se l'alleviamento dei sintomi o la guarigione sia possibile senza soppressione.


Dr. Pawan S. Chandak:
Per favore ci racconti qualcosa della sua vita dalla sua infanzia fino ad oggi.

Dr. Jan Scholten: Della mia giovinezza non c'è nulla di particolare da raccontare. Sono cresciuto in una piccola città nel sud dei Paesi Bassi. Sono andato a scuola come gli altri bambini. La mia famiglia ha una propensione per la medicina; mio padre era veterinario, due dei miei fratelli sono veterinari e il terzo è medico di famiglia.

Le cose essenziali si svolgevano più nel mio intimo. Ho sempre riflettuto sulla vita e mi sono chiesto cosa muove realmente le persone. Sono sempre stato alla ricerca dell'essenza della vita.
Forse per questo un test attitudinale indicò che la biochimica fosse la disciplina adatta a me, e così iniziai a studiare questa materia. Gli esaminatori avevano intuito il mio interesse per la scienza e per la vita e pensarono che entrambe le passioni fossero coperte dalla biochimica.

Si rivelò però in seguito che la biochimica era per me troppo "morta", le mancava vita, l'essenza della vita. Perciò mi orientai verso un campo di studi completamente opposto e studiai filosofia. Ma dopo alcuni anni scoprii che i professori erano più interessati a belle teorie che a occuparsi davvero della questione dell'essenza della vita. Così abbandonai questo corso di studi.

Poi ho studiato medicina. La teoria era ottima, ma la pratica non mi piaceva. Spesso avevo la sensazione che i pazienti starebbero meglio se non fossero in ospedale. Per lo meno io non avrei voluto subire ciò che veniva fatto ai pazienti. Questo valeva in particolare per le cliniche oncologiche. Chiesi anche a diversi oncologi se gradirebbero essere trattati così e loro risposero di no. Forse ero troppo critico; ma ciò avvenne molto prima che io incontrassi l'omeopatia.

Dopo la laurea decisi di diventare medico di medicina generale, perché per i motivi sopra citati non volevo lavorare in un ospedale. In quel periodo frequentai alcuni corsi di medicina alternativa: agopuntura, medicina ortomolecolare e più tardi omeopatia. Scelsi l'omeopatia per ultima, perché pensavo fosse un campo piuttosto lontano. Ma quando cominciai ad occuparmi di omeopatia scoprii che si trattava di vera medicina. Pazienti che si sentono di nuovo giovani e ritrovano il loro sé originario: questa è guarigione!

Da allora ho lavorato solo come omeopata. Nell'omeopatia tutto si ricongiungeva, era come un ritorno a casa. Nell'omeopatia si trova ciò che muove le persone; come funziona il corpo, come reagisce allo stress e come sa esprimere i suoi problemi. L'omeopatia è in certo senso un conglomerato di medicina, psicologia, mitologia, fisica, filosofia e sociologia e comprende, in un certo modo, tutte le scienze.

Dr. Pawan S. Chandak: Può indicarci qualche motivo particolare del suo interesse omeopatico e della sua conversione all'omeopatia?

Dr. Jan Scholten: Mi ha convinto il fatto che con l'omeopatia si possa davvero guarire, che i pazienti si sentissero di nuovo giovani come prima della malattia. Se le storie che avevo letto erano vere, allora era questo ciò che volevo veramente fare. Volevo curare le persone, renderle realmente sane.

Dr. Pawan S. Chandak: A chi si ispira nel suo lavoro omeopatico? Intendo: chi è il suo guru o maestro, o chi l'ha ispirato e introdotto all'omeopatia?

Dr. Jan Scholten: Non c'è un guru particolare. La vita è il mio guru, mi insegna tutte le cose essenziali. I pazienti sono guru, perché mostrano all'omeopata se ha riconosciuto il repertorio giusto e somministrato il rimedio appropriato. I miei colleghi sono guru raccontando casi interessanti e stimolandomi con le loro idee e riflessioni.

Dr. Pawan S. Chandak: Cosa pensa delle correnti attuali nell'omeopatia riguardo ai diversi approcci e ipotesi, e alla concezione dell'omeopatia classica in merito alle somministrazioni singole e ai rimedi singoli?

Dr. Jan Scholten: Il concetto di "omeopatia classica" è definito in modo molto vago. Alcuni omeopati intendono con ciò un modo di trattare omeopatico nello stesso stile di Hahnemann o Kent. In questo senso non sono un omeopata classico.
Per alcuni omeopati "omeopatia classica" equivale alla prescrizione di rimedi singoli. In questo senso sono classico. Tuttavia l'idea dei rimedi singoli non poggia su basi troppo solide rispetto alle leggi dell'omeopatia.
Potrebbe emergere in futuro che i "rimedi singoli" non siano affatto il "cuore" dell'omeopatia.

Dr. Pawan S. Chandak: Mi racconti brevemente lo stato dell'omeopatia nei Paesi Bassi, considerando le sue esperienze personali e i problemi cui ha dovuto far fronte nella sua pratica omeopatica.

   
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Dr. Jan Scholten: L'omeopatia mostra sviluppi diversi. Come fenomeno sociale è d'altra parte soggetta a molti attacchi da parte dei media, come riviste e televisione. Questo però non è tipico dell'Olanda, accade ovunque nel mondo. Questa tendenza ha raggiunto il culmine con un articolo su «The Lancet», una meta-analisi sull'omeopatia.

La conclusione dell'articolo era che l'omeopatia fosse un placebo. Ma questa conclusione si basava solo su una selezione limitata di studi di ricerca. La selezione non è stata descritta in dettaglio e non è stato chiarito su quali basi fosse stata fatta. Il tutto quindi è stato molto anti-scientifico.

La cosa paradossale è che una rivista così "rinomata" commetta errori così evidenti. Ed è inoltre estremamente curioso che ciò contrasti con altre riviste che nelle loro notizie attuali pubblicano quattro precedenti meta-analisi che mostrano chiaramente che l'efficacia dei rimedi omeopatici non è affatto riconducibile solo a un effetto placebo. Questi risultati sono stati rappresentati dai media in modo inadeguato. Sembra ci siano nella nostra società forze che lavorano consapevolmente contro l'omeopatia.

Alcuni omeopati cercano le cause di questi attacchi all'interno della comunità omeopatica. Ad esempio Vithoulkas attribuisce alle nuove evoluzioni dell'omeopatia come quelle di Sankaran e di me stesso la responsabilità del fatto che l'omeopatia sia finita sotto attacco. Questo accade frequentemente quando le minoranze vengono attaccate: si dividono in diversi sottogruppi e accusano sempre gli altri per ottenere il sostegno del pubblico. In passato molte congregazioni religiose hanno agito in questo modo. Ma non funziona. Gli estranei possono attaccare un gruppo diviso ancora più facilmente e con maggiore successo.
Questi attacchi mediatici hanno in parte influenzato negativamente le persone, per cui meno persone si rivolgono all'omeopata. Di conseguenza alcuni omeopati nei Paesi Bassi hanno dovuto chiudere i loro studi. D'altro canto l'omeopatia come scienza è in forte sviluppo. I risultati dei trattamenti stanno migliorando sempre più, anche nelle malattie gravi. La comprensione dei rimedi omeopatici si è approfondita e sono stati introdotti molti nuovi rimedi.

Dr. Pawan S. Chandak: Come valuta la necessità di una riesamina dei rimedi omeopatici provati all'epoca di Hahnemann? È veramente necessario e, in tal caso, ciò può modificare la nostra Materia Medica con nuove scoperte e nuove conoscenze?

Dr. Jan Scholten: Si possono effettuare molte prove di rimedi, se si vuole. Ognuno è libero di scegliere un rimedio e provarlo, sia che si tratti di un rimedio antico o nuovo. È sempre vantaggioso che tali prove vengano pubblicate.
Ogni nuova prova di un rimedio "conosciuto" si distinguerà dal vecchio profilo del rimedio. Le prove di rimedi non sono il rimedio stesso; mostrano un aspetto di un rimedio, e i punti di vista sono diversi. L'essenza di un rimedio è sempre la stessa, ma ciò che emerge da una prova dipende da molti fattori.

Si possono paragonare le prove dei rimedi a una pianta nelle sue diverse fasi di sviluppo: una pianta giovane appare diversa da un fiore in piena fioritura, il quale a sua volta è diverso da uno che sta marcendo, ma è comunque la stessa pianta.
 

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© Uschi Dreiucker/
PIXELIO

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© Uschi Dreiucker/
PIXELIO

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© Axel Hopfmann /PIXELIO
 
Bocciolo di salvia
Fiore di salvia
Salvia in inverno
 
 

Dr. Pawan S. Chandak: Ritiene necessaria una revisione della 6ª edizione dell'Organon?

Dr. Jan Scholten: Si può vedere un "upgrade" della 6ª edizione dell'Organon da diverse prospettive. Ma il mio principio è lasciare l'Organon così com'è. È un testo storico e come tale va bene così com'è. Tuttavia sono sempre necessari nuovi manuali omeopatici, perché l'omeopatia è in continuo sviluppo. Un paragone con la fisica chiarisce la situazione: gli scritti di Newton non vengono riscritti. Ma le sue idee fondamentali vengono riformulate in modo forse migliore nei manuali moderni, con aggiunte e supplementi. Gli scritti newtoniani in quanto tali vengono raramente letti dagli studenti di fisica, perché oggi esistono manuali molto migliori, redatti in linguaggio moderno e quindi più comprensibili.

Dr. Pawan S. Chandak: Qual è la sua opinione sull'importanza della diagnosi di malattia in omeopatia? È indispensabile?

Dr. Jan Scholten: Una diagnosi corretta fa parte della diagnostica omeopatica. La "malattia" è parte del quadro del rimedio e come tale è rilevante e importante. Tuttavia si può anche prescrivere sulla base dell'essenza di un rimedio o di un sentimento di vita o della propria intuizione o altro e in questo modo ovviare alla diagnosi. L'essenziale è riconoscere il rimedio giusto, in qualunque modo.

Dr. Pawan S. Chandak: Cosa pensa dell'uso di medicazioni preventive in varie epidemie (1) come chikungunya, infezioni virali o congiuntivite? È d'accordo con il concetto di genius epidemicus di Hahnemann? E se no - perché? Il Dr. Praful Vijaykar, ad esempio, non è d'accordo con il concetto di epidemia di Hahnemann.

Dr. Jan Scholten: Ritengo che Hahnemann abbia svolto qui un lavoro eccellente. Nella prevenzione e nella terapia delle epidemie l'omeopatia ha ottenuto fin dall'inizio grandi successi in tutto il mondo. Le epidemie sono uno dei settori in cui l'efficacia dei rimedi omeopatici può essere dimostrata con facilità.

Dr. Pawan S. Chandak: Cosa pensa della "classificazione dei miasmi", come proposta da alcuni omeopati, ad es. miasma del cancro, miasma della malaria, miasma dell'AIDS ecc.?
Abbiamo bisogno di altre classificazioni dei miasmi oltre alla classificazione miasmatica data da Hahnemann di psora, sicosi e sifilide?

Dr. Jan Scholten: Il "modello dei miasmi" viene applicato in molti modi diversi. Alcuni omeopati usano esclusivamente i tre gruppi di rimedi così come li ha indicati Hahnemann.
Masi usa gli stessi miasmi come stadi evolutivi della malattia. Secondo Masi i rimedi, per esempio, non sono psorici, ma possono essere appropriati per un paziente che si trova in uno stadio psorico della malattia.
Sankaran utilizza il concetto di miasma come possibilità per riconoscere i problemi associati alle diverse forme di una malattia. Il modello dei miasmi di Sankaran è strettamente connesso agli stadi della tavola periodica, i miasmi sono espressione di questi stadi. Hahnemann sviluppa la sua idea di miasmi nelle "Malattie croniche"; il miasma che sta dietro alla sofferenza visibile significa qualcosa come contaminazione; non la si vede, ma è ciò che genera la malattia. Così il termine miasma esprime l'idea che le "malattie" non sono le patologie in sé; dietro tutte queste patologie vi è qualcos'altro che è il vero focolaio della malattia. Associata a ciò è l'idea che i "miasmi" possano essere ereditati di generazione in generazione come influenze invisibili.
Perciò è difficile parlare di miasmi senza prima chiarire esattamente cosa si intende.

Dr. Pawan S. Chandak: Ha tenuto seminari o conferenze in vari paesi. Quale impressione ha avuto della posizione dell'omeopatia in Inghilterra e negli USA?

Dr. Jan Scholten: È esattamente come ho già detto. La situazione non differisce molto da quella nei Paesi Bassi. Credo che in India sia diverso, ma non conosco bene la situazione lì per poterne dire molto.

Dr. Pawan S. Chandak: Quali consigli dà alla giovane generazione omeopatica? Ci sono varie scuole con opinioni diverse nel mondo, come Sankaran, Predictive Homoeopathy (Vijayakar), Vithoulkas, Sehgal ecc.

 
hahnemann_statue_90.jpg Dr. Jan Scholten: "Scuole" sono un fenomeno sociale, non scientifico. Esiste una sola scienza omeopatica con varie teorie che si completano a vicenda.
Si può paragonare alla fisica: non abbiamo scuole per l'elettricità e per la gravità e per la fisica quantistica: è tutta fisica.

Lo stesso vale per l'omeopatia: un rimedio è semplicemente un rimedio. Si può guardare a questo rimedio da diverse prospettive, tuttavia il rimedio rimane lo stesso. Si potrebbe anche esprimere così: "Al rimedio non importa come lo si trova". O, più scientificamente: "Il rimedio agisce indipendentemente dal metodo con cui è stato individuato."

Tuttavia esiste una spaccatura nell'omeopatia tra un gruppo conservatore e coloro che seguono nuovi percorsi. I conservatori si definiscono "classici" e sostengono di essere i veri eredi di Hahnemann. Tendono a non riconoscere gli sviluppi nuovi come vera omeopatia; li scartano definendoli come "nuove scuole", o "solo per molto avanzati, ma sicuramente non per principianti". Purtroppo la maggior parte degli insegnanti nelle scuole di omeopatia appartiene piuttosto ai conservatori e insegna agli studenti solo la "vecchia" omeopatia. La discussione tra i due gruppi non è molto fruttuosa e spesso porta a imputazioni e diffamazioni.

Un esempio può chiarire. Ebbi una discussione con Vithoulkas sullo sviluppo delle immagini dei rimedi. Vithoulkas insistette che queste possono essere ricavate solo da prove di rimedi e forse, forse un pochino dai casi clinici. Definì l'idea di ottenere i profili dei rimedi dalla classificazione miasmatica come non omeopatica, non conforme a Hahnemann, idiota e dovuta unicamente al desiderio di notorietà dello sviluppatore.
Nessuno di questi quattro argomenti è scientificamente rilevante. È molto deplorevole che la discussione non possa essere portata a un livello scientifico.
Vithoulkas deride in modo simile l'idea che i rimedi dei diversi regni abbiano ciascuno qualità particolari. Anche qui manca qualsiasi argomento scientifico, cerca solo di renderla ridicola. È un peccato che rigetti queste idee senza averle sperimentate. L'esperienza mostra che sono corrette. Peccato che Vithoulkas non possa riconoscere queste nuove conoscenze, e ciò è ancor più deplorevole per i suoi pazienti. Ma la peggiore conseguenza è per la comunità omeopatica, perché conduce a divisione e confusione.

I "classici" argomentano che non ci si attiene esattamente a Hahnemann. Ma questo non è un argomento scientifico. È piuttosto un argomento di tipo religioso, come per chi si appoggia alla Bibbia o al Corano come testi ultimi. Ma dal punto di vista scientifico è irrilevante chi abbia detto cosa; conta soltanto se ciò che è stato detto è vero.

Dr. Pawan S. Chandak: Ci parli più delle sue ricerche sulla "regola della somiglianza". 

Dr. Jan Scholten: Ogni prescrizione è un test per la dottrina della somiglianza. Ma finora mi fido della regola della somiglianza. Questo significa che se un rimedio non funziona io dubito della mia prescrizione e non della regola del simile. È un'affermazione chiara: mi fido del principio di somiglianza. È di validità generale e funziona sempre. Ciò significa che è applicabile a tutte le terapie, anche alla medicina convenzionale. 

Dr. Pawan S. Chandak: Ci parli dei suoi studi sulla tavola periodica e sul regno minerale. Come è nato il suo interesse per la ricerca delle connessioni tra regno minerale e omeopatia?

Dr. Jan Scholten: La mia domanda sarebbe piuttosto: "Come avrei potuto non lavorare con la tavola periodica?". La tavola periodica degli elementi è il progetto fondamentale della struttura della natura e quindi è rilevante per l'omeopatia. L'omeopatia non è qualcosa al di fuori della natura. Al contrario, l'omeopatia affonda profondamente nella natura e nella sua essenza vitale. Pertanto la tavola periodica deve avere un significato profondo per i rimedi naturali. La natura è un'unità, le teorie sono diverse.
 
Dr. Pawan S. Chandak: Perché ha deciso di colmare i vuoti in modo sintetico, ma non di condurre prove sistematiche sui rimedi? Ci riferisca dettagliatamente.

Dr. Jan Scholten: Ci sono diversi motivi. Il primo è che è molto dispendioso in termini di energia e tempo eseguire prove sui rimedi nel modo classico, come fa ad esempio Sherr. Se avessi proceduto in quel modo, il mio libro "Omeopatia e gli elementi" non sarebbe ancora completato oggi.
  
Il secondo motivo è che così è più scientifico, o meglio, è scienza a un livello più alto, al livello della classificazione. Favorisce la scientificità dell'omeopatia perché può formulare previsioni sui profili dei rimedi. Le previsioni sono importanti per la scienza.

Il terzo motivo è che la teoria degli elementi fornisce le essenze dei rimedi; in tal modo non si viene distratti da questioni secondarie o da informazioni fuorvianti, come spesso accade nelle prove sui rimedi.

Dr. Pawan S. Chandak: Come ha determinato il conflitto di vita o il tema dei vari elementi, serie e stadi? Si tratta di un distillato della letteratura disponibile o piuttosto di un processo intuitivo?

 
calendula_90.jpg Dr. Jan Scholten: La determinazione dell'essenza e dei temi dei rimedi, degli elementi e delle piante è un processo. Può partire dalla Materia Medica o da un'altra fonte d'informazione come la mitologia, la fitoterapia, il nome o la sostanza stessa.

Poi si aggiungono i casi clinici, che completano il quadro e gli danno profondità e vita. La classificazione riunisce tutto ciò e affina l'essenza. In tal modo facilita il confronto e la diagnosi differenziale. Il tutto è completato dalla logica, perché la successione degli stadi segue la logica del processo vitale. 

Dr. Pawan S. Chandak: Oggi esistono molti nuovi rimedi non ancora provati. Come vede il problema? Se ne dibatte molto…

Dr. Jan Scholten: Esistono molte possibilità per arrivare al profilo di un rimedio. La prova del rimedio è una via possibile. Purtroppo Hahnemann ha limitato l'omeopatia a questa sola possibilità, e in ciò si è sbagliato, come ho esposto in "Dogmatismo nell'omeopatia". I profili dei rimedi possono anche essere ricavati da casi clinici guariti, come mostra la regola del simile. E possono essere derivati dalle classificazioni, che sono un aspetto fondamentale di tutte le scienze, come ho illustrato in "Omeopatia e gli elementi".

Dr. Pawan S. Chandak: Poiché per lei il fulcro è il caso guarito, vorrei chiedere: come valuta nel lungo periodo se un rimedio funziona o no?
Quali criteri determinano se un rimedio o una serie di rimedi portano il paziente verso la guarigione? Quando considera un paziente guarito? Dica la sua opinione e ci apra al suo metodo di lavoro!

Dr. Jan Scholten: La valutazione dei casi è un elemento essenziale dell'intera omeopatia; la guarigione avviene secondo la "legge di Hering".
Questo esprime una legge generale secondo la quale ogni sistema vivente cerca di liberarsi il più possibile delle malattie o dei problemi. Uno dei percorsi di guarigione più semplici è la proiezione, e questo viene spesso scelto dalle persone e perfino da intere società. Il fattore più importante è per me la guarigione della mente e dell'anima. Se un paziente riesce ad affrontare i problemi con maggiore leggerezza e non si sente più così colpito da essi, si può essere sicuri che è sulla strada giusta e che la guarigione procede. Il paziente si è liberato del suo problema, è diventato complessivamente più libero.
Ma parlare di "guarigione" mi sembra comunque scorretto. Le persone non sono malate o sane, non c'è separazione tra malati e sani, anche se dal punto di vista fisico, superficialmente, può sembrare così.
Tutti si trovano da qualche parte su una scala che va dal molto malato al molto sano. Così le persone non possono mai essere completamente "guarite"; sono in cammino verso una maggiore salute.

Dr. Pawan S. Chandak: Negli ultimi anni ci sono state molte controversie sulla corretta conduzione delle prove sui rimedi. Ci sono persone che insistono che le prove comincino con una potenza bassa (materiale), e solo successivamente provare potenze più alte con provatori particolarmente sensibili. D'altra parte ci sono persone che raccomandano di condurre tutte le prove col 30C.
Qual è secondo lei la procedura giusta? E come distingue il sintomo di un rimedio dal "rumore"?

Dr. Jan Scholten: Ho trattato il tema delle prove di rimedi in "Teoria delle prove sui rimedi".
 
 Dr. Pawan S. Chandak: Cosa pensa del concetto di "osservatore imparziale"? Come applica questo concetto nella sua pratica, come istruisce i suoi studenti?
 
Dr. Jan Scholten: L'"osservatore imparziale" è un ideale che non esiste, ma bisogna cercare di raggiungerlo. Tutte le caratteristiche di personalità dell'omeopata ostacolano il tentativo di essere un "osservatore imparziale". Esse vengono portate nella relazione. Come omeopata ci si confronta in terapia con le proprie caratteristiche caratteriali. Esse emergono come ostacoli alla guarigione quando tentiamo di aiutare i pazienti. In tal modo l'omeopata può svilupparsi e diventare più sano e meno prevenuto guardando ai propri problemi nella terapia. Questo fa parte degli stimoli dell'attività omeopatica.

Dr. Pawan S. Chandak: Come devono procedere gli studenti per apprendere il suo modo di lavoro omeopatico? Quali consigli dà alla giovane generazione omeopatica?

Dr. Jan Scholten: È un percorso di tentativi ed errori, come ogni mestiere e ogni arte. La pratica rende perfetti. Una parte essenziale dell'omeopatia è il desiderio e il tentativo di comprendere i problemi dei pazienti.
Sapendo perché un paziente ha creato la sua patologia si trova l'essenza del caso. E l'essenza è la parte del rimedio che si trova in ogni caso. Ci si può affidare a ciò. Il tentativo di comprendere il paziente porta alla radice del problema e al nucleo essenziale del paziente. Questo è il luogo in cui la patologia nasce. In tal modo questo percorso conduce alla comprensione del caso.

Dr. Pawan S. Chandak: Spero potremo presto darle il benvenuto in India. Jan, grazie di cuore per essere venuto e per aver condiviso oggi il suo tempo e i suoi pensieri con noi. È stato un piacere condurre questa discussione e spero che potremo continuare la nostra collaborazione a favore del nostro obiettivo comune, la promozione dell'omeopatia. Grazie!

Dr. Jan Scholten: Spero di poter venire presto in India!

(1) Nei paragrafi 100 – 102 del suo Organon dell'arte di guarire Hahnemann descrive l'approccio alle epidemie. Raccomanda di osservare quali rimedi si dimostrano efficaci in un'epidemia e poi, nel singolo caso, prescrivere in base a una di queste indicazioni validate.

 

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