Passa al contenuto principale Salta alla ricerca Passa alla navigazione principale
Non esitate a contattarci tramite la nostra hotline per gli ordini: +49 (0) 7626 9749700 / Scriveteci: +49 160 652 2038 (lun-ven 8:00-20:00, sab 8:00-12:00)

Tre rimedi omeopatici che ho usato per il COVID-19

Notizia

Breve informazione: Dr. Massimo Mangialavori riferisce sui sintomi clinici di tre farmaci che ha recentemente impiegato per il trattamento del COVID-19. Mette a disposizione queste informazioni preliminari nella speranza che possano essere utili in questi tempi difficili.

Massimo Mangialavori

  1. 31 marzo 2020

Cari amici e colleghi,

in questo momento non desidero tanto focalizzarmi sulla situazione estremamente difficile in cui si trova oggi il nostro Paese e chi è in prima linea. Come medico e soprattutto come medico omeopata mi sento però obbligato a condividere con voi le mie, seppur molto limitate, esperienze riguardanti alcuni pochi casi che ho trattato nelle ultime settimane.

Ho contatti con molti pazienti tramite telefono o videochiamata. Una piccola percentuale di essi è risultata positiva al Covid-19, altri già a gennaio presentavano sintomi che erano piuttosto insoliti per una normale influenza.

Colgo l'occasione per chiarire che non prescrivo mai i miei rimedi omeopatici esclusivamente sulla base di ipotetiche patologie o sindromi. Continuo a seguire i miei pazienti anche dal punto di vista costituzionale, poiché il rimedio costituzionale nella maggior parte dei casi dà ottimi risultati.

Tuttavia non voglio dimenticare che Hahnemann stesso ha dato un grande contributo al trattamento del colera, meritevole di molta considerazione. Grazie alla sua capacità di pensare "sistemicamente" riuscì a cogliere l'essenza di quell'epidemia. Per questo trasferì, in risposta a un'urgenza acuta, la sua catena di pensiero e argomentazione considerando i principi omeopatici a un livello di macrosistema. In questo macrosistema un gruppo di persone, tutte affette dalla stessa patologia e bisognose di un intervento rapido, venne considerato come un "organismo" unico. La necessità nacque anche perché non c'era tempo a sufficienza per elaborare una terapia omeopatica individualizzata per ogni singolo paziente.

In queste circostanze nacque il concetto di genius epidemicus in omeopatia. In tal modo il pensiero di base omeopatico e l'efficacia dei rimedi omeopatici poterono essere moltiplicati prospetticamente e trasferiti a grandi gruppi di popolazione. Sapete tutti che questo approccio ebbe molto successo ai tempi di Hahnemann. Voglio quindi tentare di dare il mio piccolo contributo, pur essendo consapevole che il mio limitato numero di casi è solo una goccia nel mare, se si considera quante persone sono attualmente coinvolte. Sono anche consapevole che la maggioranza dei pazienti infettati da questo virus rimane asintomatica oppure supera l'infezione in pochi giorni anche senza intervento terapeutico.

Sapete sicuramente anche che qui in Italia non possiamo trattare i casi gravi e non abbiamo accesso agli ospedali. Possiamo quindi aiutare al meglio i nostri pazienti sostenendoli nel superare la prima fase di questa "malattia" il meglio e il più rapidamente possibile.

Ho deciso di condividere le mie osservazioni ipotetiche con chiunque sia interessato. Giungono già riscontri positivi dall'Italia e dall'estero; allo stesso tempo desidero precisare che in tutto il mondo ci sono colleghi omeopati che raccolgono le loro esperienze e ottengono buoni risultati.

Soprattutto voglio sottolineare e RIMUOVERE OGNI DUBBIO, che qui non intendo pubblicare un protocollo di trattamento né dispongo di materiale sufficiente per raccomandare una terapia contro il coronavirus.

In allegato trovate una lettera che ho inviato questo pomeriggio ad alcuni di voi, nella speranza che la utilizziate bene e che non mi riteniate il solito omeopata sciocco che afferma di aver trovato un trattamento omeopatico contro il Covid-19.

Di seguito trovate informazioni sulle mie prime e preliminari osservazioni. Dico "preliminari" perché penso che debbano ancora essere confermate. Mi conoscete bene e sapete che non amo mescolare fatti concreti con idee e considerazioni teoriche.

Vi presento qui le mie limitate esperienze con meno di 100 pazienti in quarantena affetti da coronavirus, nella speranza di poter offrire un aiuto in questi tempi difficili. In parte si tratta di nuovi pazienti che non conoscevo prima e che ho trattato secondo il concetto di genius epidemicus. Invece, con i miei pazienti di lunga data che si sono infettati con Covid-19, ho prima prescritto il rimedio costituzionale – come faccio di solito – e solo in seguito un rimedio per l'acuto nei casi in cui il rimedio costituzionale non abbia agito in modo convincente.

Non è facile setacciare la letteratura del nostro quasi infinito repertorio di rimedi alla ricerca del miglior medicamento per una determinata malattia. È ovvio che siamo tutti molto diversi e altri omeopati trarranno certamente conclusioni differenti.

 

Qui una breve sintesi di tre rimedi: Chininum muriaticum, Grindelia e Camphora. Le mie osservazioni si basano sui principali sintomi clinici e sono fiducioso che questo breve riepilogo fornirà una buona panoramica.

Aggiornamento 30 marzo 2020: sono in contatto con 95 pazienti tramite telefono o video. Finora 67 pazienti sono guariti (si sono rimessi entro 3-4 giorni, hanno riferito spontaneamente di sentirsi molto meglio, non si sono verificati ricadute). In 19 pazienti non si è osservata alcuna reazione, in altri 9 pazienti la reazione non è stata chiara. In nessun paziente si sono verificare complicazioni. Naturalmente non posso affermare che questo risultato sia dovuto esclusivamente al trattamento omeopatico. Ciò che ho osservato è che questi pazienti si sono ripresi abbastanza rapidamente rispetto ad altri pazienti non trattati omeopaticamente. Naturalmente non è stato effettuato alcuno studio in doppio cieco.

 

Chininum muriaticum è finora il primo rimedio di scelta, con i seguenti sintomi clinici:

  • Febbre con aumento della temperatura nel primo pomeriggio, non risponde ai soliti antipiretici.
  • La debolezza è più marcata la sera.
  • Mal di testa frontale con dolore opprimente accompagnato da dolori oculari (più o meno intensi) – in alcuni i dolori ricordano una classica nevralgia.
  • Tosse secca e irritativa, percepita solo come una sensazione sgradevole nelle vie aeree superiori.
  • Poco appetito e quasi assenza di sete, nonostante la febbre. Desiderio di alimenti salati. Desiderio di bevande calde, non di acqua.
  • Atteggiamento di vittimismo: incolpano gli altri; esprimono apertamente la loro rabbia verso medici e operatori sanitari e verso altre persone malate. Il paziente crede di aver fatto tutto il possibile per proteggersi dall'infezione, si è lavato le mani. Incolpa gli altri per il suo stato, gli altri non si sono lavati e lo hanno contagiato; crede che non ci si sia presi cura di lui in modo adeguato.

 

Grindelia robusta è al secondo posto. I sintomi clinici sono i seguenti:

  • Picchi febbrili con aumento improvviso della temperatura, due o tre volte nelle 24 ore.
  • La debolezza è più intensa al mattino.
  • Mal di testa pulsante, principalmente nella regione occipitale, migliora stando seduti – a volte con il bisogno di sdraiarsi, ma il dolore non lo permette.
  • Tosse secca con la sensazione di dover espettorare, anche se non c'è espettorato – insistenza nell'espettorare una piccolissima quantità di muco (che soggettivamente dà sollievo, pur senza evidenti cambiamenti oggettivi).
  • Accessi di tosse con evidente senso di soffocamento.
  • Consapevolezza delle proprie paure, non riesce a distinguere tra una reale, oggettiva difficoltà respiratoria e una dispnea percepita soggettivamente; teme di essere rapidamente ricoverato in ospedale.
  • Paura di addormentarsi per timore di non riuscire più a respirare nel sonno, spesso vuole dormire solo con la luce accesa.
  • Congiuntivite che interessa prima un occhio e poi l'altro.
  • Dolori articolari, soprattutto agli arti inferiori.
  • È più ansiosa rispetto al Chininum muriaticum. Nega i propri sintomi alla famiglia per paura che non ci siano risorse sufficienti. Sa di essere ipocondriaca – non riesce a distinguere tra sintomi oggettivi e soggettivi.

 

 Camphora (Cinnamomun camphora) è il terzo rimedio di mia scelta. I sintomi clinici sono i seguenti:

  • Febbre persistente con temperatura costante che sembra non variare durante il giorno – accompagnata da sudorazione, brividi e una sensazione di stanchezza crescente che peggiora se la sudorazione persiste.
  • Il mal di testa è opprimente, dall'interno verso l'esterno – cerca di contrastare questa sensazione fasciando strettamente la testa e applicando pressione dall'esterno.
  • La tosse è meno pronunciata rispetto agli altri due rimedi, ma sembra comunque affaticare il paziente. La tosse si presenta durante la respirazione profonda, mentre durante la respirazione superficiale emerge una dispnea che genera ansia. Il paziente quindi inspira più profondamente e deve tossire di più.
  • Dispnea al minimo sforzo, anche se la saturazione di ossigeno è oggettivamente normale.
  • Rinorrea acquosa e persistente (scolo postnasale).
  • Diarrea senza dolori addominali.
  • Oliguria, percepita come più minacciosa di quanto non sia realmente.
  • Confusione e preoccupazione di poter mettere in pericolo i familiari. È convinto che questa malattia rappresenti un'esperienza profonda di grande importanza per tutto il percorso di vita.

 

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Produkte die seit der Corona Epidemie besonders gefragt sind


Massimo Mangialavori