Il dogmatismo è la forma estrema del conservatorismo. La forma estrema del progresso è l’inaffidabilità.
Gli editori di „Homeopathy for Everyone“ mi hanno chiesto un parere nell’attuale dibattito sui nuovi sviluppi dell’omeopatia. Il motivo di questa richiesta è la mia teoria degli elementi, come l’ho descritta nel mio libro „Homöopathie und die Elemente“, che è parte del discorso controverso.
Ho esitato a lungo prima di accettare, perché non riesco a comprendere la necessità di questo confronto. La domanda se le mie considerazioni siano ammissibili o no non si è mai posta. La teoria degli elementi funziona. Da oltre 10 anni ha dato prova di sé nella mia pratica e in quella di molti colleghi. In effetti
così tanti pazienti ne hanno beneficiato che non saprei dire quanti siano. Un collega mi disse una volta: „La teoria degli elementi è l’unica cosa dell’omeopatia che padroneggio davvero con sicurezza. Tutto il resto è vago e difficile da afferrare.“ Non posso che concordare. La teoria degli elementi è il concetto più scientifico all’interno dell’omeopatia. Una buona teoria scientifica convince non solo per la verità delle sue affermazioni, ma anche per l’eleganza. Questa ambizione è soddisfatta dalla teoria degli elementi: è elegante perché aiuta l’omeopata a comprendere profondamente la materia ed è vera perché è affidabile. La teoria può essere applicata da tutti gli omeopati. Lo si vede dalle numerose pubblicazioni che confermano il concetto. La maggior parte degli articoli in „Homeopathic Links“ supporta la mia teoria. Alcuni aspetti sono già considerati di validità generale, come ad esempio la connessione tra madre e muriatico o padre e carbonico. Perché allora questa discussione?
Nella discussione si tratta della definizione dell’omeopatia: cosa caratterizza questa forma di terapia? Cosa ne fa parte e cosa no? Per prima cosa chiarirò, con alcuni esempi, che non è così semplice tracciare confini netti e chiari. Successivamente esaminerò il termine ‚definizione‘ da tre punti di vista differenti e indagherò gli aspetti linguistici, sociali e scientifici. Infine tratterò esemplificativamente l’uso di rimedi non testati.
Esempio: Supponiamo che una donna nel 1200 sia stata trattata da un medico per un carcinoma mammario con Conium
e che il cancro sia guarito. Si può parlare in questo caso di omeopatia? A quel tempo Conium non era ancora stato testato come rimedio omeopatico. Molti omeopati direbbero che il trattamento in nessun caso fu omeopatico. D’altra parte si potrebbe argomentare in modo coerente che il trattamento avvenne secondo criteri omeopatici, perché la paziente fu guarita e quindi Conium doveva essere lo simillimum. Supponiamo anche che il medico prescrivesse il rimedio secondo il principio di similitudine, già noto a quell’epoca. Ippocrate lo aveva formulato. Sarebbe stato in tal caso omeopatico? Oppure vale il contrario: il medico prescrisse il rimedio in base a una dottrina delle signatura, che afferma che “le ghiandole mammarie nel seno si ramificano in modo simile ai fiori del cicuta maculata”. Si può già chiamare questo omeopatico? E se il medico somministrò una diluzione, ma non in forma potenziata? Omeopatico?
Un altro esempio: Un medico di base prescrive acido salicilico a un paziente che soffre di dolori reumatici. Il farmaco aiuta, ma porta solo un sollievo temporaneo. Un omeopata prescrive la stessa sostanza secondo criteri omeopatici in alta potenza e il paziente viene guarito definitivamente. Il medico di base ha trattato in modo omeopatico? Dopotutto aveva prescritto lo simillimum, come poi fu confermato quando il paziente fu guarito dalla somministrazione di un’alta potenza. Oppure non fu un trattamento omeopatico perché il medico non somministrò il farmaco in forma potenziata? O forse non fu omeopatico perché il medico di base non crede all’omeopatia?
Da queste riflessioni risulta chiaro che non è facile definire adeguatamente l’omeopatia. L’omeopatia è individuale e quindi anche la sua definizione deve essere individuale. È una questione di cultura. Esistono molte interpretazioni della dottrina omeopatica. Parliamo anche di diversi approcci nell’omeopatia, come ad esempio l’omeopatia classica, l’omeopatia clinica e l’omeopatia complessa.
Se analizziamo queste diverse definizioni, emergono numerose affermazioni:
L’omeopatia
- è un’arte curativa scientifica,
- si basa sul principio di similitudine,
- prescrive secondo il principio di similitudine,
- prescrive sostanze sottoposte a prove di farmaco,
- prescrive sostanze di partenza diluite e potenziate,
- è ciò che Hahnemann ha formulato,
- valuta una guarigione secondo la regola di Hering,
- prescrive rimedi singoli,
- prescrive rimedi costituzionali,
- prescrive lo stesso rimedio per tutta la vita,
- prescrive secondo le regole della repertorizzazione.
Il problema è che molti aspetti dell’omeopatia sono formulati in modo vago. Il termine ‚omeopatia classica‘, per esempio, è molto usato senza che si sappia cosa significhi realmente. È l’omeopatia praticata da Hahnemann? Questo implicherebbe che non si debba affatto prescrivere “nuovi” rimedi. Oppure il termine significa che va “repertorizzato” un caso? O si intende un’omeopatia unificata? O la prescrizione di alte potenze?
Senza definizioni chiare il discorso diventa difficile e conduce a controversie, perché gli argomenti si confondono. Ma con il termine ‚definizione‘ c’è un altro problema, cioè che è difficile trovare una sola definizione universalmente valida. Ci sono molte definizioni e proprio per questo non ci sarà una soluzione unica.
Dietro tutto il dibattito spesso si nasconde una problematica sociale e culturale. Le persone – anche gli omeopati – vogliono appartenere a un gruppo sociale che corrisponda alle loro idee e aspettative. Le persone, però, sono sempre molto diverse e per questo il gruppo non può mai essere omogeneo. Una polarità importante è formata dal conservatorismo e dal progresso. Questi due opposti giocano un ruolo importante nell’omeopatia. I conservatori vogliono proteggere e preservare le tradizioni tramandate e il sapere antico, per creare una base solida. In fondo è una cosa molto buona. Ma se l’impegno per basi solide assume forme estreme, porta a un’eccessiva diffidenza verso i nuovi sviluppi, al punto da rifiutare semplicemente tutte le nuove conoscenze. Nel peggiore dei casi si arriva al
dogmatismo. È paragonabile a persone che restano sempre a casa e non guardano mai fuori. Questa tendenza è molto diffusa nell’omeopatia. Ciò dipende in parte dallo stesso Hahnemann, che criticava chiunque si allontanasse dai suoi concetti. Un altro motivo di questo atteggiamento è la repressione in cui l’omeopatia si trova in molte parti del mondo. La repressione porta inevitabilmente al conservatorismo: con la paura che ne deriva è più facile tenersi a ciò che dà sicurezza.
Gli omeopati conservatori tendono a definire l’omeopatia esclusivamente secondo i concetti del passato, cioè nell’accezione dell’omeopatia di Hahnemann. Il problema di questo tipo di definizione è la rigidità: la scienza dell’omeopatia si arresta e lo sviluppo diventa impossibile. Vorrei illustrare questo problema con un esempio. Gli omeopati conservatori sostengono di solito che ci si dovrebbe affidare esclusivamente alle prove omeopatiche dei rimedi. Si potrebbe quindi supporre che essi effettuino molte prove. La mia esperienza è che succede esattamente il contrario. Sono in genere gli omeopati progressisti a testare nuove sostanze.
Il progresso, il desiderio di scoprire nuovi mondi e di esplorare l’ignoto, si trova all’altro capo dello spettro. Qui esiste il rischio che lo sviluppo proceda troppo rapidamente e che le tesi proposte vengano frettolosamente considerate “leggi”. In questo caso la conoscenza può essere falsata e le teorie diventare inaffidabili. Nell’estremo ciò conduce a schemi di pensiero nebulosi, confusi e in continuo cambiamento. Ogni pensiero, ogni idea viene considerata una teoria generale e ogni intuizione un dono di Dio. E ogni giorno si prescrive un nuovo rimedio.
Si può anche esaminare l’omeopatia sotto aspetti scientifici e interpretarla secondo le leggi omeopatiche.
Una possibile definizione sarebbe quindi:
L’omeopatia è una terapia scientifica,
- che si basa sulla legge della similitudine (viene prescritto lo simillimum),
- che somministra i rimedi in forma fortemente diluita e potenziata (potenze omeopatiche) e
- la cui evoluzione della guarigione viene valutata in base alle reazioni dell’organismo (regola di Hering).
Il vantaggio di una tale definizione è che può essere formulata indipendentemente dalle convenzioni sociali e culturali.
Un tema ancora molto controverso negli ultimi anni è la prescrizione omeopatica basata su classificazioni. Non sono pochi gli omeopati che respingono decisamente questo tipo di prescrizione. Le classificazioni sono però un elemento fondamentale del lavoro scientifico; si può persino sostenere che la scienza senza classificazione non esisterebbe. Sarebbe strano e non scientifico non applicare questo concetto anche in omeopatia. Arriverei perfino a dire che la classificazione come strumento metodologico in omeopatia risale ai vecchi omeopati. Faccio questa affermazione con qualche riserva, perché la considero priva di rilevanza scientifica. Ma lo stesso Hahnemann si servì della classificazione quando assegnò i rimedi a tre classi diverse: psora, sicosi e sifilide. Hering scrisse un articolo molto bello su questo tema, in cui spiega perché il futuro dell’omeopatia risiede nella classificazione e perché questo sia un passo necessario.
Su questo tema non posso però dare una risposta definitiva. Questo dipende in gran parte dal fatto che l’omeopatia è in via di sviluppo. Spero però che con questo articolo possa dare alcuni spunti di riflessione.
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Fonte:
Articolo originale
Hering Constantine, ‚On the Study of Homeopathic Materia Medica‘ (da “Effects of Snake Venom”, Allentown und Leipzig, von C. Kummer), 1837, British Journal Of Homeopathy.
Scholten, Jan ‚Homöopathie und die Elemente‘, 2010, Narayana Verlag.
Scholten, Jan, ‚Dogmatism in Homeopathy‘, Homeopathic Links, numero 15, primavera 2002.
Scholten Jan, ‘Homeopathy as Information Science’, Interhomeopathy, ottobre 2006
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Jan Scholten
Jan Scholten è un pioniere che ha esplorato la tavola periodica degli elementi per l’omeopatia e ha pubblicato numerosi libri sull’argomento, tra cui ‚Homöopathie und Minerale‘, ‚Homöopathie und die Elemente‘ e ‚Geheime Lanthanide‘. È fondatore della Stichting Alonnissos, una fondazione che promuove l’omeopatia e sostiene molte pubblicazioni, seminari, progetti di ricerca e cliniche.
Vive e lavora nei Paesi Bassi, dove nel 1988 insieme a Maria Davits e Rienk Stuut fondò il ‚Homeopathisch Artsencentrum Utrecht‘. Jan è un docente richiesto a livello mondiale. I suoi libri ‚Homöopathie und Minerale‘ e ‚Homöopathie und die Elemente‘ hanno portato a una comprensione più profonda dei rimedi minerali in omeopatia. La sua opera ha influenzato in modo duraturo l’omeopatia.
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Foto: Narayana-Verlag, Fotolia_34701557_XXL_© Thomas Francois - Fotolia.com_globuli