| S.O.: Con grande interesse ho letto il suo libro sull'omeopatia per le pecore, signora Favre! E, infatti – come lei stessa scrive nella prefazione – esiste poca letteratura sulle pecore, tanto più per quanto riguarda l'omeopatia. Tuttavia è riuscita a creare un manuale che va ben oltre le informazioni sul trattamento omeopatico! Qui vengono anche trasmesse conoscenze approfondite sulle tipiche patologie delle pecore. Si sente l'esperienza della praticante! Potrebbe inizialmente raccontarci qualcosa di lei e del suo legame (professionale) con le pecore? | ||
![]() Autrice e omeopata Gilberte Favre |
G.F.: La mia attività professionale originaria non aveva minimamente a che fare con le pecore, ma mi ha però condotta direttamente a loro: dopo aver completato gli studi musicali presso il conservatorio e l'accademia musicale di Zurigo, seguì un periodo intenso, pieno di viaggi, insegnamento musicale, concerti e impegni di musica sacra. Dopo 20 anni ero esausta. Più o meno in quel periodo cercavamo una buona compagnia per il nostro asino e fu acquistata la prima pecora. Per caso scoprii la razza Skudde (pecora di Prussia orientale) e da allora per me fu chiaro che volevo allevare questa razza. Piano piano aumentò il numero delle pecore, fino a raggiungere un gregge di circa cento animali. |
|
Io e il mio allora partner comprammo una fattoria isolata con un grande terreno. Da allora ero responsabile delle mie pecore. Essendo l'unica allevatrice di pecore nel raggio, nessuno poteva aiutarmi quando uno degli animali si ammalava o subiva un incidente. Solo un veterinario del villaggio vicino mi dava a volte una mano, sebbene non fosse specializzato in pecore. Non mi rimase altro che leggere il più possibile la letteratura specialistica sulle pecore. Poiché tenevo sempre un registro delle malattie delle mie pecore e dei relativi trattamenti, col tempo imparai dai miei errori ma anche dai trattamenti riusciti. Dall'assistenza al parto al trattamento di malattie e infortuni, dall'applicazione del marchio auricolare alla cura degli zoccoli, alla tosatura, alla castrazione fino all'eutanasia, dovetti imparare tutto in tempi relativamente brevi. All'epoca non c'era ancora internet per chiedere consiglio a qualcuno. Per fortuna avevo già una formazione in fitoterapia, per cui riuscii a far regredire molti disturbi delle pecore con preparati a base di piante. S.O.: Signora Favre, racconti ai nostri lettori qualcosa sul suo "percorso omeopatico"! Come è arrivata all'omeopatia? G.F.: Il mio interesse per l'omeopatia è stato stimolato un giorno quando, sfogliando un libro sulle piante medicinali, incontrai il termine "omeopatia". Mi piaceva dell'omeopatia che circa il 70% dei rimedi è di origine vegetale. Difficile però è stato l'approcciarsi a questa materia sconfinata, soprattutto per quanto riguarda le leggi, le regole del trattamento omeopatico e le caratteristiche dei singoli rimedi. Successivamente ho completato a Zurigo uno studio specialistico quadriennale in naturopatia (concentrandosi su uomo – omeopatia) con una tesi di diploma. Grazie alle mie esperienze pluriennali con le mie pecore potevo attingere a un bagaglio di esperienza e quindi applicare rapidamente le conoscenze omeopatiche acquisite (specifiche per le pecore). S.O.: Nel suo libro descrive aspetti interessanti e confronta, tra l'altro in modo molto suggestivo, l'omeopatia con la musica. Quale scuola o quali modelli hanno influenzato il suo pensiero e lavoro omeopatico? G.F.: Come già accennato, in quanto musicista professionista avevo una predisposizione corrispondente. Sono sempre stata affascinata da fenomeni musicali e fisici che si avvertono ma non si vedono. Un piccolo esempio: una cantante con voce di soprano, cantando una nota alta, può far rompere un bicchiere. Nessun essere vivente (uomo, animale, pianta), nessuna materia (acqua, pietra, aria ecc.) può sottrarsi a vibrazioni atmosferiche, stagionali o fisiche. Allo stesso modo ogni individuo possiede le proprie vibrazioni, sia in forma visibile di soddisfazione, rabbia, irrequietezza, paura ecc.: tutte vibrazioni non visibili, non misurabili eppure percepite dall'individuo stesso e dall'ambiente. |
||
| Una pecora sana, soddisfatta, che resta quieta nella paglia ruminando, dà un'impressione diversa a chi la osserva rispetto a una pecora che soffre, è irrequieta, grida continuamente e non trova pace. Pertanto queste osservazioni non le ho apprese in una scuola o da modelli, ma dalla mia esperienza e dalle mie osservazioni. Per tornare alla frase citata all'inizio: come musicista professionista si vive con questo "per tutta la vita", è qualcosa che rimane dentro. Il rapporto e la comprensione delle vibrazioni di ogni tipo vengono, a seconda della situazione, continuamente riattivati (il che a volte può essere anche un peso). | ![]() |
|
S.O.: Nel confronto tra vibrazioni musicali e i rimedi complessi omeopatici osserva che si creano dissonanze quando le note, rispettivamente i gradi di potenza, sono troppo vicini tra loro perché le frequenze sono troppo simili. Questo significherebbe allora che la frequenza di un rimedio omeopatico dipende esclusivamente dalla sua potenza e non anche dalla sostanza del rimedio stesso. Lei come la vede? G.F.: Non è che la frequenza dipenda soltanto dall'altezza della potenza. Entrano in gioco innumerevoli altri fattori. Alcuni esempi:
Con questa vasta gamma ho dovuto limitarmi alle strutture principali, cioè ai fattori più evidenti nella pratica. Le dissonanze emergono più chiaramente nella scelta di passi di potenza inappropriati tra i rimedi. Definire i rimedi singolarmente come più o meno adatti rispetto ad altri avrebbe superato lo scopo e avrebbe solo confuso i lettori. S.O.: Una regola pratica nel suo libro, in relazione alla prescrizione di rimedi complessi, recita più o meno che dopo l'uso di rimedi complessi si dovrebbe continuare con i rimedi singoli fino alla guarigione completa. L'uso dei complessi modifica a mio avviso il quadro sintomatologico, similmente a quanto farebbe un medicinale allopatico. Non lo considera problematico per la prescrizione di un rimedio singolo? G.F.: Può certamente accadere che un rimedio complesso dopo la somministrazione offuschi il quadro sintomatologico. Spesso nella pratica si è di fretta. Allora è legittimo somministrare un rimedio complesso in bassa potenza (organotropo). Queste basse potenze si esauriscono relativamente in fretta. La prima impressione che si ha del paziente è quella prima della prima somministrazione. Questa prima impressione può essere determinante anche per la scelta del rimedio successivo (singolo). La mia esperienza mostra che i complessi in genere producono un miglioramento del caso, e i sintomi successivi scompaiono rapidamente con il rimedio singolo adeguato. Naturalmente è auspicabile somministrare al paziente fin dall'inizio un rimedio singolo. Tuttavia per la maggior parte degli utilizzatori interessati all'omeopatia il trattamento con rimedi singoli è quasi impossibile, a causa della mancanza di esperienza e/o di conoscenze della Materia Medica. |
||
![]() |
S.O.: In che modo va intesa la repertorizzazione da lei riportata? Si tratta, nell'analisi delle 30 sintomatologie, di una sorta di "repertorizzazione del gregge"? Quello che vorrei sapere è anche fino a che punto tratta le pecore individualmente? G.F.: La repertorizzazione descrive il comportamento delle pecore in generale, indipendentemente da razza, uso, luoghi, condizioni di allevamento ecc. È l'"archetipo" pecora che viene descritto in questa repertorizzazione. (Nella mia vita ho visto e vissuto migliaia di pecore e ho sempre riconosciuto questo archetipo.) La repertorizzazione da un lato funge da guida orientativa, dall'altro a volte si trova più velocemente il rimedio adatto per l'individuo, rispetto a non avere nulla di "preparato". In questa "repertorizzazione generale" si viene già messi in guardia su peculiarità specifiche delle pecore, il che può facilitare una ricerca mirata del similimum quando si tratta di curare l'individuo. |
|
S.O.: Quale delle correnti omeopatiche odierne la influenza maggiormente nel suo lavoro? G.F.: Le correnti per me hanno qualcosa di pericoloso: nella corrente ci si può essere rapidamente trascinati e finire da qualche parte dove non ci si riconosce più. Non è solo nell'omeopatia che nascono molte sottogruppi, opinioni diverse, interpretazioni, punti di vista differenti. Spesso certe idee si spostano in dimensioni che per me non sono più comprensibili. S.O.: Si è occupata anche della teoria dei miasmi di Hahnemann? Come vede l'applicabilità di questa teoria nel settore degli animali da reddito? |
||
G.F.: Secondo la mia formazione lavoro in pratica in modo classico miasmatico e con questo ho sempre avuto buoni risultati. Nell'omeopatia umana il lavoro miasmatico è uno strumento magnifico per comprendere gli oneri genetici e le malattie croniche che ne derivano (e il loro trattamento) nei miei pazienti. Nel trattamento degli animali da reddito il trattamento miasmatico non ha grande rilevanza nel senso che, per esempio, in un gregge di bovini non si compila la storia familiare di ciascun animale per vedere dove il carico miasmatico si ripete come un "filo rosso" attraverso le generazioni. |
![]() |
|
Stilare un'anamnesi di almeno 3 generazioni per un animale da reddito (bovino, pecora, capra) è, a causa della mancanza di dati, un'impresa impossibile. Qui si tratta, per i sintomi acuti, di omeopatia clinica. Gilberte Favre Grazie, signora Favre, per questa interessante conversazione! |
||
| Fonte: Tierheilpraktiker aktuell / Stefanie Olhöft | ||
![]() |
Gilberte Favre: Omeopatia per pecore |





