Ogni volta che tocco qualcosa, provo dolore: un caso di Taraxacum
di Dinesh Chauhan, Pallavi Nar, Devang Shah
I sintomi principali del paziente di 4 anni sono raffreddori ricorrenti, naso che cola, dolori di stomaco e carie dentale.
Il bambino arriva in ambulatorio accompagnato dalla madre e dalla nonna. Quando la madre inizia a parlare dei disturbi del figlio, lui la interrompe e dice: “Mamma, lascia che parli, voglio raccontare io.” Dunque diamo la parola al nostro piccolo paziente.
Ci racconta che ogni giorno ha mal di stomaco. Ha sempre dolori addominali, sia che stia a casa sia che sia fuori. Ci ripete più volte che molti punti del suo corpo fanno male. Ogni volta che parla dei suoi dolori, fa un gesto con la mano come se volesse colpire qualcosa. Questo gesto lo ripete almeno 6–7 volte.
Ci dice anche che al mattino, al risveglio, ha sempre mal di testa e che prova dolore quando tocca qualcuno. Descrive vividamente quanto gli faccia male quando tocca qualcosa o qualcuno. È interessante – in realtà questo bambino è venuto per raffreddore e naso che cola, ma ascoltandolo emerge un problema completamente diverso: il tocco è doloroso; ogni volta che il bambino tocca qualcosa, gli provoca dolore!
È un bambino molto
espressivo e non smette di parlare. Racconta che parla così tanto
che gli viene male! E parla tutto il tempo, fino alla fine dell’anamnesi.
Lo intervistiamo ancora e presto ci racconta che una volta ha toccato il suo pinguino di stoffa e gli ha fatto male. Poi parla di un mostro che viene a trovarlo di notte – lui tocca il mostro e lo picchia finché non gli fa male. A questo punto la loquacità del bambino è diventata evidente. Poi ci racconta di avere dei vermi nello stomaco che lanciano piccoli sassi verso la sua gola. Dice che tutto il suo corpo fa male e picchia sul tavolo. Poi ci racconta che lui, suo papà e sua mamma si rimpiccioliscono e che cade dal letto e si strofinano con Calendula.
Poi
cambia
argomento e ci dice che fa male anche quando viene picchiato da un
ladro. Racconta che tutti lo piccherebbero sempre qua e là. Quando parla di
colpire ed essere colpito, ripete continuamente lo stesso gesto, colpisce
qualcosa. Qui collega la sua storia al suo sintomo principale, il mal di
stomaco: il bambino riferisce che gli vengono mal di stomaco quando un
ladro lo picchia. A questo punto della raccolta dell’anamnesi il piccolo
paziente collega dunque uno dei suoi sintomi principali con il colpire,
la ferita e il dolore. Inoltre si osserva ancora una loquacità che
attraversa l’intero caso. Il bambino riferisce anche che gli fa male la
bocca anche quando parla. Anche il parlare è quindi collegato al dolore.
Poi racconta ancora che prova dolore quando entra in acqua, quando usa un computer o quando tocca foto o fili. Anche qui collega il tatto al dolore. Parla di salire su una montagna e lanciare sassi giù – anche quello gli fa male. Poi descrive le sensazioni del dolore, dice che è come stretto, come una gelatina che si è indurita; la sua pancia e le sue gambe diventano dure. Fa male allo stesso modo di quando è picchiato da un ladro (a questo punto rifà il gesto del colpire). Poi racconta che c’è un cacciatore e che il cacciatore colpisce il ladro. Poi ci dice che il ladro ha una spada, ma la sua spada è più affilata di quella del ladro. Ancora descrive il mostro che lo perseguita – gli lancia sassi e il mostro sanguina. Poi racconta di nuovo di avere vermi in gola che lanciano sassi e quindi la sua gola si gonfia. Inoltre i vermi lanciano sassi ai suoi denti ed è per quello che uno dei suoi denti è rotto – qui il bambino fa un collegamento con il suo terzo sintomo principale, la carie.
Poi parla di argomenti completamente diversi: sarebbe salito in un ascensore, sarebbe caduto e si sarebbe sbucciato il ginocchio sanguinando. Poi descrive come tocca una lampadina e si scotta. Quando ce lo racconta, si batte sulle gambe.
Il bambino sogna fantasmi e mostri che lo perseguitano e danno fuoco a qualcosa, bruciandolo. Quando i mostri lo toccano, gli fa male. Ha paura degli scheletri e del fuoco, teme di potersi scottare.
La madre racconta che non ama farsi toccare. Già quando aveva 4 mesi di vita aveva dato un calcio alla nonna quando lei voleva avvolgerlo in una coperta. Suo figlio non piange nemmeno quando cade. Si rialza e dice: “Io sono forte.”
Analisi e comprensione del caso
Abbiamo a che fare con un bambino estremamente loquace. L’apertura del bambino ci ha dato l’opportunità di ascoltarlo in modo del tutto libero, in un ambiente sereno e privo di pregiudizi.
La cosa più evidente è il comportamento del bambino. Fin dall’inizio insiste per raccontare la sua storia da solo. In India questo è molto insolito. La maggior parte dei bambini della sua età lascia che siano i genitori a parlare, loro stanno semplicemente seduti, si aggrappano ai genitori e ascoltano. Non così questo bambino – voleva raccontare tutto da solo e abbiamo mandato sua madre in sala d’attesa per poter parlare con lui senza interruzioni.
Il bambino ha potuto esprimere liberamente le sue problematiche. Per quasi un’ora ha parlato di sé senza interruzioni, noi abbiamo dovuto fare ben poche domande. La sua propensione a parlare era impossibile da ignorare, è una parte importante della sua personalità. È davvero molto, molto insolito che un bambino di 4 anni parli così a lungo con il medico senza la presenza di un adulto. Ciò che rendeva il suo comportamento ancora più sorprendente era il modo in cui parlava. Raccontava in modo vivace e piacevole; in nessun momento ci si sentiva annoiati o infastiditi. Era un bambino davvero gioioso, con cui era piacevole passare il tempo.
Anche il modo in cui parlava dei suoi disturbi è significativo. I sintomi principali del bambino sono il mal di stomaco e i raffreddori ricorrenti. Ciò che per lui è peggiore sono i mal di stomaco. La sua descrizione del mal di stomaco è molto particolare – dice che gli fa male quando tocca qualcosa. Non solo la pancia gli fa male, ma il suo intero essere è così dominato da questi dolori che tutto ciò che tocca gli provoca dolore. Qualsiasi cosa, la televisione, il telecomando, una penna, un foglio di carta – tutte queste cose gli sono dolorose. Naturalmente tutto ciò è del tutto assurdo! Questa sensazione non è spiegabile logicamente, è completo nonsense.
Quando approfondiamo il caso, il bambino ci racconta una storia fantastica di un mostro che lo ferisce e lo fa sanguinare. Inoltre ci parla di vermi seduti nella sua gola che lanciano sassi. Il bambino vive in un mondo di fantasia che non ha senso alcuno.
A questo punto avevamo già parlato con il nostro piccolo paziente per un’ora e potevamo ora riconoscere lo schema dietro i suoi disturbi: i suoi disturbi e le sue narrazioni fantastiche hanno tutti a che fare con la ipersensibilità al dolore. Qualsiasi cosa tocchi innesca dolore.
Questa ipersensibilità al dolore è l’aspetto più evidente, unico e caratteristico della sua personalità, insieme a una loquacità spensierata e gioiosa. Successivamente dobbiamo capire la natura di questa sensibilità al dolore. Questo ci condurrà al regno naturale corretto e alla relativa sezione - e quindi al rimedio appropriato.
Nella seconda parte dell’anamnesi ci concentriamo sulla sensazione dietro questi dolori. A questo punto il bambino ci fornirà una descrizione precisa. Quando gli chiediamo dei dolori, ci offre varie immagini: essere colpito con una grossa pietra; un cacciatore; una spada; una caduta; essere picchiato da un ladro; toccare una lampadina e scottarsi. Queste immagini così diverse hanno una cosa in comune: il bambino sperimenta una lesione. Siamo sul livello più profondo della sua esperienza – la sua sensazione. Il tema dominante, che attraversa le sue paure, le sue idee fisse e i sintomi principali è quello del ‘venire ferito’.
Il bambino ci ha raccontato anche spontaneamente di un’altra idea fissa, cioè dei suoi sogni. Nei suoi sogni era principalmente preoccupato dai fantasmi, che potrebbero appiccare il fuoco. Anche questo è molto insolito per un bambino di 4 anni. A quest’età i bambini temono il fantasma in sé. Questo piccolo però si preoccupa che il fantasma possa dare fuoco a qualcosa. Qui si conferma il motivo di fondo del caso: la paura di ferirsi o di bruciarsi. Questa paura attraversa tutti gli aspetti – il mal di stomaco, le fantasie, le paure e i sogni del bambino. Il tema principale, che si applica sia ai suoi disturbi fisici sia al suo stato mentale, è il tema della ferita.
Il punto d’incontro in cui il corpo (sintomi fisici) e la mente (paure, sogni e fantasie) si incontrano e coincidono lo chiamiamo Sensazione vitale. Se riusciamo a riconoscere uno schema specifico che si ripete attraverso i sintomi fisici e gli aspetti mentali di una persona, allora abbiamo davanti la sua Sensazione vitale.
Tutti voi conoscerete - per esempio - il rimedio Bryonia. In Bryonia abbiamo sul piano fisico un peggioramento con il movimento, che si manifesta sul piano mentale come avversione alle interruzioni. Se si osservano questi due aspetti più da vicino, si nota che entrambi i sintomi sono una sensibilità alle interruzioni. Questo aspetto comune di corpo e mente ci mostra che questa sensibilità alle interruzioni è la Sensazione vitale di Bryonia. La sfera della Sensazione vitale va oltre il piano fisico e mentale, attraversa il piano dei sentimenti e degli eventi; è l’interfaccia tra l’esperienza mentale e fisica.
Analogamente in questo caso: possiamo vedere che il sintomo principale e lo stato mentale del bambino si esprimono attraverso il linguaggio del ‘dolore da ferita’. In questo caso i ‘dolori da ferita’ corrispondono alla Sensazione vitale del paziente.
Fondamentalmente la Sensazione vitale può essere assegnata a uno dei tre regni naturali: il regno minerale, vegetale o animale. Ogni regno naturale ha le proprie caratteristiche sensoriali tipiche.
Una Sensazione vitale appartenente al regno minerale ha molto a che fare con la struttura. Il paziente ha un senso di inadeguatezza – crede che gli manchi qualcosa o che perderà qualcosa o se stesso. Una persona del regno minerale vede i problemi come qualcosa radicato in sé – o come una mancanza o come una perdita potenziale. “Ho paura di perdere la mia ricchezza” o “Potrei perdere la voce” sono espressioni tipiche del regno minerale. (Si noti che non si può determinare la Sensazione vitale di una persona da una o due espressioni; la sensazione deve attraversare tutti gli aspetti della sua vita.) In un caso attribuibile al regno minerale, il fenomeno che attraversa la storia del paziente – cioè la Sensazione vitale – deve avere a che fare con “mi manca qualcosa” o “perderò qualcosa”.
Una Sensazione vitale del regno animale riguarda la sopravvivenza. Il paziente porta dentro di sé il tema “Io o Tu”. Nei suoi problemi si tratta di “Qualcuno mi fa del male”, il problema è quindi personificato, qualcuno attacca o è in competizione. Espressioni tipiche sono ad es. “Questi dolori mi stanno uccidendo” o “Mia suocera è più forte di me; io sono il più debole”. Lo schema nella vita del paziente è caratterizzato dalla sensazione “Io o Tu”, vittima contro aggressore, forza contro debolezza.
Una Sensazione vitale del regno vegetale si concentra interamente sulla sensibilità e la reattività. La sensibilità significa che è presente un alto grado di reattività agli stimoli e al dolore, che porta la persona a reagire a qualcosa. Una donna, per esempio, racconta che “non sopporta quando mio marito urla.” Diventa evidente che non mette in questione il marito come persona, ma è sensibilizzata e reagisce a una sua caratteristica o a un suo comportamento. È sensibilizzata e reagisce alle urla del marito.
Il regno vegetale si definisce tramite stimolo e risposta. La predisposizione a reagire è dovuta a una forte sensibilità della persona interessata.
Nel caso del piccolo paziente possiamo vedere che il bambino prova sempre dolore quando tocca qualcosa. Questa è una tipica sensibilità del regno vegetale. Il bambino reagisce in modo sensibile a ciò che lo circonda e risponde immediatamente. Ogni tocco provoca in lui una reazione istantanea. Questa aumentata capacità di reazione è una caratteristica del regno vegetale. La Sensazione vitale nel nostro caso è quella del ‘venire ferito’ e la reazione a ciò è il colpire, ossia ferire gli altri.
Una volta stabilito il regno naturale, dobbiamo scoprire quale famiglia si adatta al paziente. La natura del dolore ci fornirà indizi importanti.
Riprendiamo le immagini che il piccolo ci ha descritto: dolori come se fosse stato colpito con una pietra; un cacciatore; una spada; cadere; essere picchiato da un ladro; scottarsi con una lampadina. A queste si aggiunge la sua percezione del dolore – ‘duro e gonfio, come una gelatina solida’ – e il peggioramento con il contatto. Questa sensazione del ‘venire ferito’ e la marcata ipersensibilità al tatto si trovano soprattutto nella famiglia delle Compositae (Asteraceae, le composite).
Dobbiamo quindi trovare un rimedio della famiglia delle Compositae in cui la loquacità sia ben marcata. La spinta a parlare del bambino era impossibile da ignorare, è una caratteristica forte, evidente anche da un’osservazione oggettiva. Il bambino ha raccontato la sua storia senza fermarsi per un’ ora! Inoltre la sua loquacità non è in alcun modo invadente, è un bambino allegro e piacevole.
Il rimedio deve quindi avere una loquacità spensierata e catturare il tema principale delle composite – la ferita. Abbiamo studiato molto attentamente tutte le piante candidate e ci siamo imbattuti in Taraxacum (il dente di leone) con la seguente descrizione:
Nell’“Encyclopedia” di Allen (T.F. Allen; disponibile solo in inglese) troviamo sotto “Generale”: “Internamente un forte senso di malessere, tutti gli arti fanno male al tatto o quando si è in una posizione scomoda.”
Da Hahnemann nella sua Reine Arzneimittellehre: “Molto incline al riso; loquacità e PARLARE INCESSANTE…
Religioso, CORAGGIO RINFRANCANTE, ALLEGRIA, soddisfazione di sé e della propria condizione.”
Nelle “Keynotes” di Lippe: dolorabilità di tutti gli arti al tatto. Nella Materia Medica di Phatak: “Molto incline a chiacchierare, ridere e ad essere allegro.”
Prescrizione: Abbiamo deciso per il rimedio Taraxacum. L’esperienza del bambino si muoveva sul piano delle idee fisse, quindi gli abbiamo dato la potenza 1M.
Commento: Nel caso in esame il miasma non era chiaramente definibile. Non bisognerebbe lasciarsi troppo confondere se non si trova il miasma corrispondente nella scelta del rimedio. Bisogna sempre concentrarsi sull’atipico, sulle particolarità del caso. Nel nostro caso spiccava la loquacità spensierata del piccolo paziente, accompagnata dal tema della ferita. Il metodo della sensazione ci ha condotti direttamente al regno vegetale e alla famiglia botanica delle Compositae. Tuttavia non avremmo potuto trovare il rimedio corretto con il solo metodo della sensazione; abbiamo dovuto ricorrere allo studio approfondito della Materia Medica per individuare la pianta indicata. Questo caso è un eccellente esempio didattico omeopatico e ci mostra che il metodo della sensazione può integrare con successo l’approccio omeopatico classico senza in nessun modo diminuirne l’importanza.
Follow-up dopo 6 mesi:
Medico (M): Può dirci quali cambiamenti ha notato in suo figlio negli ultimi mesi?
Nonna (NN): È diventato un po’ più affettuoso.
M: Affettuoso, cosa intende dire con questo?
Madre (M): Credo di averglielo già detto. Fin da piccolo è stato molto, beh, molto arrabbiato con mio marito e con mia suocera. Una volta ha persino voluto picchiarli, ma io l’ho fermato subito, gli ho dato uno schiaffo. Credo di avervelo già raccontato……
M: Sì, è vero…
M: Ora non ha più quel problema.
M: Bene. Altro? Ci sono altri cambiamenti?
M: È cresciuto.
M: (ride)
M: Le ho già detto anche che ora riesce a concentrarsi meglio.
M: Riuscirebbe a concentrarsi meglio?
M: Sì, ora riesce a starsene fermo qualche volta. E il suo suggerimento di iscriverlo al karate è stato molto buono. Lì può sfogarsi.
M: Guarda meno la TV ora?
M: Non necessariamente. Ma ora, quando torna da scuola, si siede un’ora davanti alla TV e se gli dico di spegnere, lo fa – senza teatrini. Prima era sempre un grande dramma. E talvolta ora va anche in un’altra stanza quando si annoia e gioca lì con i suoi giocattoli. E un’altra cosa: è diventato più ordinato… a volte riordina persino dopo aver giocato.
Follow-up dopo 1 anno:
Nel primo semestre di trattamento il bambino ha ricevuto una dose di Taraxacum 1M una volta al mese, nel secondo semestre in totale solo 2 dosi.
Dopo un anno i raffreddori sono spariti quasi al 100%, è stato malato solo due volte in tutto l’anno. I dolori di stomaco sono scomparsi come per magia, il bambino non ne ha più parlato da allora.
Di grande importanza è forse il suo comportamento cambiato: il bambino è diventato più affabile e affettuoso. Prima non si sentiva a suo agio né con il padre né con la nonna. Ora è molto affettuoso anche con loro. Non cerca più di picchiare la nonna. Inoltre il suo senso dell’ordine è migliorato, non lascia più tutto in giro e mette via le sue cose. Riesce a concentrarsi meglio, è meno irrequieto e ora può restare seduto e portare a termine un compito.
La sua sensazione di ‘essere ferito’ è diminuita notevolmente. Riesce a toccare le cose senza che gli provochino dolore. I suoi sogni intensi e le fantasie si sono ridotti. Anche il suo flusso di parole è diminuito, ora sa parlare in modo appropriato alla situazione. In generale si possono osservare miglioramenti chiari su ogni livello – fisico, mentale, emotivo e spirituale.
Commento
È stato affascinante osservare come il piccolo, nel corso del trattamento omeopatico, abbia sviluppato sentimenti affettuosi verso suo padre e la sua nonna. Questo è ciò che rende l’omeopatia così unica: l’effetto energetico del rimedio corregge lo stato alterato (ciò che chiamiamo “l’altra canzone”) del paziente e ristabilisce il canto originario della persona, il suo modello interiore primordiale. Questo canto originario è al servizio dell’amore per tutti gli esseri umani e per l’umanità nel suo complesso.
Il caso presente ci mostra in modo meraviglioso come un bambino a cui viene concesso un ambiente libero e senza pregiudizi possa esprimere in modo pieno la propria individualità. In questo caso non ho dovuto fare quasi nulla, solo essere lì, avere pazienza e osservare ciò che accadeva. Mi sono lasciato guidare dalla fiducia che tutto ciò che il piccolo mi raccontava sarebbe confluito in un punto. Il mio ruolo è stato quello di un catalizzatore: tutto ciò di cui il paziente aveva bisogno era uno spazio protetto in cui poter essere se stesso – senza giudizio e senza critica, solo qualcuno che lo ascoltasse e osservasse attentamente. Mi ricorda un detto di Lao Tzu: “Hai la pazienza di aspettare che il fango si depositi e l’acqua torni chiara?” In questo caso si trattava di attendere e di ascoltare: seguire attentamente un bambino innocente e gioioso nelle sue espressioni pure e non adulterate fino a riportare ciò che diceva alla sua fonte – attraverso il regno naturale, la sezione, il genere corrispondente, le rubriche e lo studio della Materia Medica.
Casi come questo mi rinforzano sempre nell’idea di semplicemente essere – essere aperti, attenti, testimoni finché lo schema non si rivela da solo.
Questo caso è stato originariamente pubblicato su http://theothersong.wordpress.com/ nel newsletter “Voice”.
Categoria: Casi
Parole chiave: Mal di stomaco, ipersensibilità al dolore, paura di ferirsi, natura gioiosa, loquacità
Rimedio: Taraxacum